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giovedì 12 febbraio 2009

Amici di Lanostraterra


Gli amici sono importanti ragazzi, molti importanti!
Come un uomo ha bisogno di Amici per vivere bene, così anche un blog ha bisogno di amici per star bene! Ma mi raccomando a sceglierveli bene gli amici...!
Qualche tempo fa sono stato sul Agorabiente, il sito di Ilaria, davvero molto ben fatto!

Vi invito a Farci un Giro, ci sono tanti articoli molto interessanti!

Agorambiente

Ciao Ilaria!


T.E.S: La nuova Frontiera del Risparmo Energetico


Torre Energetica Savio : L'armonia del rinnovabile unita all'ottimizzazione delle Dispersioni di Calore

Avere dei sistemi di riscaldamento ecologici è molto importante, ma altrettanto importante è poter gestire al meglio, e quindi col minor spreco possibile, la nostra energia pulita.
Per fare questo Savio ha realizzato T.E.S (Torre Energetica Savio), un dispositivo in grado di gestire fonti di riscaldamento a bassa e alta Temperatura. Le Soluzioni ad Alta efficenza integrate nella T.E.S sono:

  • Pannelli Solari Termici
  • Generatore a Condensazione Premiscelato
  • Pompa Di Calore a Recupero

Ovviamente è possibile integrare anche altri sistemi se presenti, come ad esempio un termocamino, un generatore a biomassa o una termostufa.


I Generatori Di Calore Alimentano un accumulo d'acqua calda che viene utilizzata per gli impianti di riscaldamento (alta o bassa temperatura) e per la produzione di acqua calda sanitaria. La T.E.S ha il compito di contenere fisicamente tutti questi sistemi di generazione di calore, armonizzandone il funzionamento reciproco e minimizzando al massimo le dispersioni d'energia.
L'integrazione della pompa di calore a recupero consente di riutilizzare il calore disperso dall'impianto interno (soprattutto dalle valvole di miscelazione), che altrimenti andrebbe perso.
Qualora il contributo Solare e Della Pompa di Calore non fosse sufficente, T.E.S atinge al generatore a condensazione.
E' proprio questa filosofia del "qualora non fosse.." a rendere T.E.S amica della natura e anche del portafogli, in quanto ci permette di gestire al meglio le fonti d'energia pulita e gratuita a nostra disposizione, garantendo un elevatisimo risparimio energetico, un'armonizzazione perfetta di tutte le componenti dell'impianto domestico (solare,biomassa,pompa di calore, condensazione...), ricorrendo alla fonte non rinnovabile e più costosa solo quando assolutamente necessario.
Ovviamente è il controllo elettronico di ultima generazione ClimaSun a decidere quando è indispensabile attingere alla fonte a condensazione.
Quindi Tutto Il sistema Risulta gestito da un potente strumento elettronico che valuta costantente cosa è meglio fare per risparmiare fino all'ultimo Joule d'energia.

Desideri acquistare o avere maggiori informazioni su T.E.S ?

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Biodiesel e Riserve Alimentari : Arriva L'olio di Jatropha


La crescita della produzione di Biocombustibile (Bioetanolo, Biodiesel, ecc..) sta aprendo un dibattito già in corso sula sostenibilità della scelta Biocombustibili. Il problema principale legato ala produzione di Biocombustibili sta nella produzione della materia prima di partenza. Infatti generalmente la produzione di Biocombustibili richiede grandi quantità di Terreno coltivabile, che viene sottratto ala produzione d alimenti come cereali e legumi.
La risposta arriva dal deserto e si chima Jatropha Curcas, una pianta che cresce in terreni aridi e scarse precipitazioni (600 mm/anno), ma con temperature superiori ai 14°
I semi di Jatropha non sono commestibili per l'uomo e per gli animali e ciò la esclude da un'alternativa fonte di cibo, il principale baluardo degli "anti-Biodiesel".La sua coltivabilità in condizioni aride costituisce un'ottima via per produrre Materia prima da destinare ala produzione di Biodiesel senza intaccare però la disponibilità di terreni destinabili al settore agro-alimentare.
Dai suoi semi si può infatti estrarre un olio (circa 35% in peso) avente le carateristiche adatte ad essere direttamente impiegto in grezzi generatori diesel, anche dopo un semplice filtraggio. In quanto olio è impiegabile nelle lampade ad olio (in quanto non produce fumi).
Le emissioni sono a basso contenuto di anidride carbonica e Zero di Anidride Solforosa. Con i Residui di macinazioni dei semi si possono ottenere metano e fertilizzante per terreni.
Per quanto Riguarda la Produzione di Biodiesel, l'olio di Jatropha deve essere trattato chimicamente mediante un processo chiamato "Transesterificazione", un processo chimico che non coinvolge sostanze tossiche o dannose per l'uomo, e che serve semplicemente per liberare le molecole di combustibile presenti nell'olio come Trigliceride.

Della Jatropha si iniziò a parlare nel 2007, notando come la pianta oltre ad essere un ottimo candidato per una produzione davero sana e sostenibile di bioDiesel possa essere impiegata come strumeto principale nella lotta ala desertificazione.

giovedì 29 gennaio 2009

Giappone: Lanciato Satellite Per Monitorare Effetto Serra Nel Pianeta


TOKYO - E' il primo satellite al mondo con il compito di studiare, nello spazio, i gas responsabili dell'effetto serra. Lo ha lanciato il Giappone, è un razzo H-2A di fabbricazione nipponica contenente il satellite "Ibuki" insieme ad altri sette satelliti minori. Costato 159 milioni di dollari, aiuterà gli scienziati a calcolare la densità del diossido di carbonio e del metano derivanti da quasi la metà della superficie terrestre: 56 mila i punti d'osservazione sui quali si concentrerà, inclusa l'atmosfera sopra i mari ei Paesi in via di sviluppo dove mancano punti di osservazione nonostante il crescente volume di emissioni.

"Ibuki", costruito dalla Mitsubishi Heavy Industries, nero e arancione, è decollato oggi dal centro spaziale di Tanegashima, una piccola isola del Sud dell'arcipelago. Il lancio è stato ritardato di alcuni giorni a causa del maltempo. Il satellite orbiterà sulla terra a un'altezza di 666 chilometri, da dove, con due sensori, registrerà dati ogni tre giorni per cinque anni.


"E' necessario conoscere meglio il comportamento di questi gas - spiegano dalla Jaxa, l'agenzia aerospaziale giapponese - per la prima volta il fenomeno verrà monitorato dallo spazio per cercare di prevenire le conseguenze delle emissioni che, nei prossimi anni, potrebbero essere catastrofiche".


Degli altri sette satelliti inviati nello spazio insieme all'Ibuki, sei sono stati progettati da privati o da centri universitari, mentre il settimo è un congegno sperimentale fabbricato dall'agenzia aerospaziale per studiare nuove funzioni di comunicazione.

Protocollo di Kyoto E USA di Obama


BRUXELLES - È nell'America di Barack Obama che l'Europa cerca un alleato per trascinare il mondo nella terza rivoluzione industriale, quella dell'economia a basse emissioni di anidride carbonica. E per farlo il Vecchio Continente si dice pronto a mettere mano al portafoglio: entro il 2020 le nazioni industrializzate potrebbe "auto-tassarsi" per dare al resto del globo 30 miliardi all'anno da investire in energia pulita. Soldi da usare anche per bloccare la deforestazione tropicale entro 20 anni.

La proposta Ue in vista del delicato vertice Onu di Copenaghen - in calendario a dicembre - è ambiziosa e ignora alcune richieste avanzate nei mesi scorsi dal governo Berlusconi. Nel documento che la Commissione Ue approverà mercoledì (dovrà poi venire confermato dai governi dei 27) si parte da quello che è ormai il dogma della comunità scientifica: per salvare il mondo da sconvolgimenti climatici e cataclismi è necessario limitare l'innalzamento della temperatura globale a 2 gradi rispetto all'era preindustriale (soglia che a questi ritmi sarà superata nel 2050). Per questo lo scorso dicembre, dopo anni di duri negoziati, l'Europa si è dotata di una strategia per limitare le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, seguito unilaterale al Protocollo di Kyoto i cui effetti scadono nel 2012. Forte di questo impegno, l'Unione si presenta nella veste di leader mondiale nel negoziato Onu chiamato a dare seguito a Kyoto, questa volta cercando di coinvolgere i grandi inquinatori a prendere impegni vincolanti sui tagli alle emissioni di CO2: Usa, Cina, India e gli altri paesi emergenti.


L'offerta europea conferma che in caso di accordo mondiale i 27 alzeranno il loro obiettivo di tagli per il prossimo decennio dal 20 al 30%, in barba alle richieste del governo italiano di stralciare questa promessa. Uno scatto, comunque, che arriverà solo se le altre economie industrializzate faranno uno sforzo paragonabile al nostro e se i principali paesi in via di sviluppo (India, Cina, Brasile e Sudafrica, per citarne alcuni), "limiteranno la crescita delle loro emissioni dal 15 al 30% rispetto al trend attuale". A queste economie si chiede anche di dimezzare la deforestazione tropicale entro il 2020 e di bloccarla entro il 2030.

Sforzi che richiederanno "molti soldi". E proprio i meccanismi su come finanziare la nuova Kyoto per i più poveri occupano buona parte delle 15 pagine della proposta negoziale Ue: i 27 raccomandano di portare gli investimenti globali nella green economy a 175 miliardi di euro all'anno nel 2020 (la metà da reperire nei paesi in via di sviluppo), di cui 30 miliardi destinati ad aiutare le nazioni più povere. Tra le fonti possibili di finanziamento c'è anche l'introduzione di un balzello per ogni tonnellata di C02 emessa dai paesi sviluppati, una vera e propria tassa che nel tempo crescerebbe da uno a tre euro con un reddito iniziale di 13 miliardi nel 2013 per arrivare ai 28 miliardi nel 2020.

"Con l'arrivo di Obama gli Stati Uniti hanno fatto del cambiamento climatico una priorità", scrive Bruxelles indicando la necessità di siglare "un partenariato" con Washington e la creazione di "un mercato del CO2 transatlantico". E già in settimana gli emissari di Bruxelles saranno Oltreoceano per mostrare il piano Ue agli uomini di Obama. Si punta dunque sull'appoggio americano per convincere i paesi in via di sviluppo ad accettare target vincolanti nel taglio delle CO2 (se non faranno nulla saranno in grado di "annullare" tutti gli sforzi delle nazioni industrializzate): in caso di fallimento allora saranno proprio i più poveri a subire gli effetti del cambiamento climatico e a pagare per rimediare al disastro.

Fonte: www.repubblica.it

Verso la produzione sostenibile di etanolo


Verso la produzione sostenibile di etanolo

Negli Stati Uniti l’etanolo utilizzato come additivo della benzina deriva dal mais, nonostante le biomasse siano le materie prime più convenienti, pur di avere una tecnologia economicamente conveniente

Lee Lynd
Un gruppo di ricercatori della Thayer School of Engineering at Dartmouth
http://engineering.dartmouth.edu
e della società Mascoma Corporation di Lebanon, nel New Hampshire, ha scoperto un nuovo metodo che permette di produrre grandi quantità di etanolo cellulosico, uno dei maggiori candidati a costituire un’alternativa sicura e sostenibile ai combustibili derivati dal petrolio per il traffico veicolare.

Per la prima volta, il gruppo ha modificato con tecniche di ingegneria genetica un batterio termofilico
- cioè in grado di crescere in condizioni di alta temperatura -
in modo che tale organismo produca etanolo come unico prodotto di processi fermentativi.

"La nostra scoperta rappresenta una possibile strada per facilitare la conversione di biomasse cellulosiche inedibili, comprese quelle costituite da legno, erba e altri materiali di scarto, in etanolo”, ha spiegato Lee Lynd, docente di progettazione ambientale della Thayer School che ha sviluppato la metodica e ha firmato un articolo sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Science”.

"Il metodo che abbiamo sviluppato è vantaggioso già nel breve termine, dal momento che gli enzimi cellulasi tipicamente utilizzati nella produzione di etanolo sono costosi, ma possono essere aumentati utilizzando i meno costosi organismi modificati.” Secondo Lynd, quello attuale è solo un primo passo, una dimostrazione di fattibilità, in attesa di un futuro sviluppo di microbi che producano etanolo da biomasse cellulosiche senza l’aggiunta di enzimi.

Negli Stati Uniti tutto l’etanolo utilizzato come additivo della benzina deriva dal mais, nonostante le biomasse siano largamente riconosciute come materie prime più convenienti, pur di avere una tecnologia economicamente conveniente. L'etanolo cellulosico è disponibile su larga scala, non comprende materie prime che possano essere destinate all’alimentazione ed è economicamente competitivo col petrolio.

Tra i benefici ambientali, vi è un ciclo del carbonio sostenibile: il contributo netto alle emissioni di gas serra è in questo caso praticamente nullo, da momento che il carbonio emesso durante la combustione dell’etanolo è pari al carbonio sequestrato durante la crescita della biomassa. Oltre a ciò, l’etanolo può essere utilizzato per l’alimentazione delle celle a combustibile a idrogeno. (fc)

Fonte: http://www.dartmouth.edu/~news/releases/2008/09/08.html

Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it

Premio Nobel Per La Fisica: Soltanto il sole può darci energia


Rubbia: "Né petrolio né carbone soltanto il sole può darci energia"

GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare.

Carlo Rubbia in un disegno
di Riccardo Mannelli

Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".

GIOVANNI VALENTINI

www.repubblica.it