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giovedì 12 febbraio 2009

Biodiesel e Riserve Alimentari : Arriva L'olio di Jatropha


La crescita della produzione di Biocombustibile (Bioetanolo, Biodiesel, ecc..) sta aprendo un dibattito già in corso sula sostenibilità della scelta Biocombustibili. Il problema principale legato ala produzione di Biocombustibili sta nella produzione della materia prima di partenza. Infatti generalmente la produzione di Biocombustibili richiede grandi quantità di Terreno coltivabile, che viene sottratto ala produzione d alimenti come cereali e legumi.
La risposta arriva dal deserto e si chima Jatropha Curcas, una pianta che cresce in terreni aridi e scarse precipitazioni (600 mm/anno), ma con temperature superiori ai 14°
I semi di Jatropha non sono commestibili per l'uomo e per gli animali e ciò la esclude da un'alternativa fonte di cibo, il principale baluardo degli "anti-Biodiesel".La sua coltivabilità in condizioni aride costituisce un'ottima via per produrre Materia prima da destinare ala produzione di Biodiesel senza intaccare però la disponibilità di terreni destinabili al settore agro-alimentare.
Dai suoi semi si può infatti estrarre un olio (circa 35% in peso) avente le carateristiche adatte ad essere direttamente impiegto in grezzi generatori diesel, anche dopo un semplice filtraggio. In quanto olio è impiegabile nelle lampade ad olio (in quanto non produce fumi).
Le emissioni sono a basso contenuto di anidride carbonica e Zero di Anidride Solforosa. Con i Residui di macinazioni dei semi si possono ottenere metano e fertilizzante per terreni.
Per quanto Riguarda la Produzione di Biodiesel, l'olio di Jatropha deve essere trattato chimicamente mediante un processo chiamato "Transesterificazione", un processo chimico che non coinvolge sostanze tossiche o dannose per l'uomo, e che serve semplicemente per liberare le molecole di combustibile presenti nell'olio come Trigliceride.

Della Jatropha si iniziò a parlare nel 2007, notando come la pianta oltre ad essere un ottimo candidato per una produzione davero sana e sostenibile di bioDiesel possa essere impiegata come strumeto principale nella lotta ala desertificazione.

giovedì 29 gennaio 2009

Diminuito Il Tasso Di disboscamento Della Foresta Amazzonica


La buona notizia è che negli ultimi mesi del 2008 la deforestazione dell'Amazzonia è drasticamente diminuita.

La cattiva notizia e che questo non sarebbe dovuto agli sforzi del Governo brasiliano per preservare la foresta pluviale, ma alla crisi economica.

Così sostiene almeno l'associazione ambientalista Imazon che ha appena diffuso una sua ricerca.

Secondo Imazon, le immagini satellitari mostrano che negli ultimi cinque mesi del 2008 è sparita un'estensione di foresta amazzonica pari a 635.000 chilometri quadrati, neanche la metà dell'area metropolitana di Torino.

Una superficie enorme. Inaccettabile. Vero. Ma nello stesso periodo del 2007vennero disboscati 3.433 chilometri quadrati, quasi due volte la Val d'Aosta.

Il Brasile sostiene che il rallentamento della deforestazione è dovuto ai più attenti controlli e alle più strette misure di protezione.

Secondo Imazon, il vero motivo è la crisi economica, che ha fatto crollare la domanda non solo di legname ma anche di soia e di animali da macello, che sono i principali prodotti ricavati dal suolo disboscato.

I dati di Imazon non sono comunque quelli ufficiali, che verranno diffusi dal Brasile a fine febbraio. Va tuttavia sottolineato che, anche se a fine 2008 è rallentata, nei primi otto mesi dello scorso anno la deforestazione in Amazzonia è salita alle stelle.

Pare che anche in passato ad ogni crollo dell'economia brasiliana o mondiale si sia verificata una netta diminuzione della deforestazione in Amazzonia.

In ogni caso, è già andato perduto il 20% dell'estensione originaria della foresta amazzonica, che copriva una superficie pari a quella dell'Europa occidentale.


Fonte: www.blogeko.com